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Il Pranayama, lo
Yoga del Respiro, l’antico sistema di precetti e tecniche per il
controllo dell’energia attraverso il soffio vitale, insegnava la
respirazione più idonea per ogni circostanza: esercizi respiratori
per gli stati di calma mentale, il recupero delle energie, per intensi
sforzi fisici, per la meditazione, per le arti marziali, per il piacere
sessuale e per il risveglio alla illuminazione. Esistevano inoltre molte tecniche di respirazione nel Pranayama : la respirazione lenta veloce clavicolare toracica addominale completa con pause con apnee purificante energizzante rilassante per il risveglio della Kundalini ecc. ecc.. ( ma è solo quando la respirazione diventa circolare che si verifica la catarsi emozionale!) Non esiste stato psicofisico che non abbia la respirazione corrispondente. Nella medicina ayurvedica ci sono esercizi respiratori per ogni disturbo, costituzione fisica e periodo dell’anno. Nell’antica concezione filosofica e fisiologica orientale della respirazione, quella indiana, cinese, tibetana e giapponese, esisteva ed esiste tutt’ora il concetto di prana. Il prana è l’ energia vitale, ma questa non segue il normale tragitto nell’apparato respiratorio come insegna la fisiologia occidentale, ma penetra in ben 72.000 canali sottili energetici chiamati nadi, in tre canali principali che si chiamano ida, pingala e sushumna e in sette centri o vortici dal nome di chakra. Tutte queste tradizioni nascono agli albori dell’umanità e conservano anche elementi di sacralità. La conoscenza di queste pratiche era limitata un tempo alla cerchia degli iniziati, le indicazioni erano spesso segrete, le traduzioni dei testi originali oscure o approssimative. Le finalità esoteriche e mistico-religiose hanno reso difficile la diffusione di queste tecniche respiratorie. Il respiro può operare una trasformazione radicale della tua esistenza e guarirti dalle affezioni psicosomatiche. La mitologia , le religioni e ora anche la psicologia insegnano che il significato profondo del respiro va oltre la dimensione fisiologica che manifesta. Il respiro lo comprendi nella sua essenza se diventa l’archetipo del principio di vita, la rappresentazione visibile del Sè Superiore che ti anima, il ricordo del tuo primo atto respiratorio, che è così straordinariamente simile a quel “Soffio divino” che ha pervaso il primo essere creato! Le potenzialità terapeutiche degli stati non ordinari di coscienza: l'inconscio visto da C. G. Jung e S. Grof, di Virginia Salles "Le nostre più antiche tradizioni spirituali da sempre hanno utilizzato svariati mezzi attraverso i quali l'essere umano trascendeva la propria identità individuale e trovava una sua collocazione in una dimensione più ampia, al di la del tempo e dello spazio, soddisfacendo cosi quell'insaziabile bisogno di spiritualità cosi intrinseco alla natura umana. In tutte queste antiche tradizioni i partecipanti sapevano cosa significasse oltrepassare i confini dell'esistenza quotidiana ed esplorare realtà molto al di là della coscienza ordinaria e ciò avveniva nei riti di possessione, durante la pratica delle svariate tecniche dell'estasi utilizzate nello sciamanesimo, nei sacri misteri di morte e rinascita praticati nell'antica Grecia e in Asia Minore: i misteri eleusini, i riti dionisiaci, i misteri di Attis e di Adone etc.. A Babilonia e in Egitto questi misteri erano celebrati in onore di Isthar e Tammuz, Iside e Osiride. Secondo quanto ci racconta la tradizione, personaggi come Platone, Aristotele ed Euripide erano degli iniziati a tali misteri. Oggi queste antiche pratiche spirituali sono state rivalutate nell'ambito della psicologia transpersonale e non vengono più considerate fenomeni patologici né prodotto di superstizioni ma tecniche spirituali molto sofisticate che facilitavano l'accesso ad una dimensione più ampia della coscienza. Le esperienze che scaturiscono da questo contatto con le dimensioni profonde dell'animo umano sono state, dai primordi della storia umana, la fonte, la sorgente originaria delle grandi filosofie e delle grandi religioni fino ai giorni nostri. La respirazione, il “soffio vitale”, è stata utilizzata da tempi immemorabili quale potente mezzo di accesso al mondo interiore. Attraverso la respirazione si possono indurre stati non ordinari di coscienza e catalizzare intensi vissuti che risultano terapeutici e tali da provocare profondi cambiamenti. Le modalità respiratorie che vengono utilizzate a questo scopo variano dall'interferenza drastica sulla respirazione fino ai raffinati esercizi utilizzati dalle diverse tradizioni spirituali quali il pranayama. Il battesimo, nella sua forma originale, praticata dagli Esseni, consisteva nell'immergere forzatamente il battezzando nell'acqua fino a portarlo vicino alla morte per soffocamento. Profondi cambiamenti nella coscienza possono essere provocati da ambedue gli estremi del tasso respiratorio: iperventilazione o ritenzione prolungata della respirazione. Pratiche sofisticate di questo tipo possono essere riscontrate anche nella meditazione taoista, nel Kundalini yoga, Siddha yoga, pratiche Sufi etc… Quando respiriamo ci riempiamo di invisibile, siamo animati da quella energia vitale che i giapponesi chiamano “chi,” ed i polmoni sono il nostro spazio interiore, il “posto vuoto ”per tutto ciò che è evanescente come le immagini, gli affetti, le“inspirazioni”. Le parole di Alexander Lowen “attraverso le sensazioni corporee provenienti da una respirazione piena e profonda diveniamo consapevoli della pulsante vitalità del nostro corpo e sentiamo di essere una sola cosa con tutte le creature pulsanti in un universo pulsante”[1], ci ricordano l'idea dell'Atman orientale, il nostro piccolo spirito individuale che è lo stesso Grande Spirito che sostiene la vita nell'universo. Jung nei suoi scritti sottolinea l'aspetto terapeutico di questa universalizzazione del singolo, dell'allargamento della prospettiva individuale verso una dimensione più ampia e universale. Il confronto con tutto ciò che è stato rimosso nel corso della nostra vita postatale e la liberazione dell'energia impegnata nella rimozione favoriscono lo sbriciolarsi della diga che ci separa della nostra “sorgente” e libera la via verso le profondità del nostro mondo interiore. Molte di queste esperienze rimosse appartengono ad una fase dello sviluppo in cui non esisteva ancora il linguaggio verbale e risultano perciò inaccessibili ad una forma di terapia che ha come mezzo di espressione la parola. Il livello perinatale dell'inconscio, il territorio esperienziale legato agli eventi traumatici della nascita biologica, contiene anch'esso vissuti drammatici, emozioni e energia “congelate” che non raggiungono la coscienza e che, una volta elaborati, favoriscono l'accesso alle profondità dell'inconscio. Anche i traumi fisici, al pari di quelli psichici, rimangono conservati nella memoria del corpo, codificati nei muscoli, negli organi, nei tessuti. L'attivazione dell'inconscio che avviene durante una profonda autoesplorazione esperienziale provoca il risvegliarsi della memoria corporea e di queste profonde esperienze non accessibili al linguaggio verbale attraverso il “rivivere” l'esperienza che è qualcosa di qualitativamente diverso della sola attivazione della memoria, del solo “ricordare”. Una volta liberati dalla rimozione ed elaborati questi vissuti facilitano l'accesso ad una dimensione più profonda dell'essere e portano ad una maggiore libertà di espressione sia fisica sia psicologica". Virginia Salles, psicoterapeuta individuale e di gruppo, vive e lavora a Roma. E'socio del Centro Studi di Psicologia e Letteratura fondato da Aldo Carotenuto . E' abilitata con certificazione del G.T.T. (Training internazionale condotto da Stanislav Grof ) a condurre gruppi di respirazione olotropica . www.virginiasalles.it Ospito con piacere il contributo prezioso della Dr.ssa Mirella Costa Risè, psicologa analista junghiana, che ci regala la poesia e il mito del Respiro in questo suo scritto dal titolo Pneuma: il vento, il poeta e il respiro "Il respiro è la culla del ritmo" dice il poeta tedesco Rainer Maria Rilke. L'ispirazione poetica non è solamente una metafora, ma rivela in questo caso un fondamento concreto. Il soffio poetico del messaggero, senza più fiato per la corsa disperata, ci turbina addosso versi epici. Il troubador provenzale sussurra, se parla alla sua bella, e ansima di rabbia nelle chansons de colère gridate agli inquisitori papali. Il respiro ci connette al mondo in modo intimo, ci respira quando espiriamo e si lascia inghiottire quando inspiriamo. Il poeta sa questo, quando parla del vento. Il vento dell'ovest dal grande corpo selvaggio Mi toccava con le sue dita fugaci Incollava la sua bocca contro la mia bocca E mi insufflava la sua anima rude (Pierre Gueguen - Giochi cosmici. Sulla montagna.) Anima in greco è psychè, parola onomatopeica che fa risuonare,
dicendola, il rumore del vento, e che in origine significa "farfalla". |
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